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IL CASO CINA

 

Il caso Cina

Negli ultimi 10 anni il Prodotto Interno Lordo (PIL) cinese è cresciuto al ritmo del 10% annuo, parallelamente sono aumentati i consumi energetici.
In forza della impetuosa industrializzazione del paese la crescita della domanda di energia elettrica è stata superiore al 10% annuo, mentre i consumi energetici per uso privato, in particolare per autotrazione, sono stati più contenuti. In mancanza di dati ufficiali possiamo ipotizzare che i consumi energetici totali in 10 anni siano più che raddoppiati.

Per quanto concerne l’energia elettrica la previsione del governo cinese è che nel 2018 la produzione raddoppierà, passando dai 4140 miliardi kwh del 2010  agli oltre  8200 del 2018, circa 25 volte superiore al consumo italiano e il doppio di quella degli USA.  
In merito ai consumi privati, in particolare per autotrazione, non sono disponibili pubblicamente dati ufficiali, possiamo dunque tentare di fare congetture ragionevoli.
Posto che la crescita del PIL cinese da qui al 2020 continui a ritmi attuali è ipotizzabile che i consumi privati cresceranno per lo meno con lo stesso andamento del PIL e ne abbiamo una prova indiretta dall’aumento del tasso di inflazione che è avvenuto in Cina a partire dal 2010, in questo contesto è presumibile che i consumi per autotrazione cresceranno più rapidamente che in passato.

Cosa comporta tutto ciò?

La produzione di energia elettrica cinese ha quali fonti principali il carbone e l’idroelettrico (l’apporto del nucleare a fissione si limita ad un modesto 1,8% del totale), ma l’idroelettrico è stato spinto ai limiti, dunque non è ragionevole pensare che possa offrire significativi incrementi di produzione, mentre interessante è la situazione sul fronte del carbone, infatti nonostante la Cina disponga di consistenti riserve, tuttavia quest’anno ha iniziato a importare carbone dall’estero.
Che significato dare a questa scelta?     
L’ipotesi più attendibile è che il governo cinese preveda che i costi delle materie prime energetiche nei prossimi anni aumenteranno notevolmente, quindi ha deciso di tesaurizzare le proprie riserve.

Ma intanto come faranno i cinesi a raddoppiare la produzione da qui al 2018?
Una prima risposta è evidenziata dal fatto che stanno acquisendo concessioni per trivellare i fondali marini in tutte le parti del mondo, con il che si deduce che si stanno indirizzando nella direzione di produrre energia termoelettrica da petrolio e gas, e comunque di disporre di petrolio per soddisfare la domanda che viene e ancora di più verrà dall’autotrazione.
Sarà sufficiente questa opzione?
Se non lo fosse (e probabilmente non lo sarà), i cinesi hanno una seconda opportunità, quella di importare gas e petrolio dal Kazakistan e dalla Russia. 
La terza opzione è quella di costruire nuove centrali a carbone, ma in questo caso le riserve diminuirebbero ancor più rapidamente.
Nella sezione conclusioni analizzeremo quali potranno essere su scala mondiale gli effetti della politica energetica cinese.

Per saperne di più:

http://italian.cri.cn/721/2011/06/17/283s148880.htm.