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IL CASO INDIA

 

Il caso India

Secondo la International Energy Association (IEA), la produzione di energia elettrica in India per l’82% è dovuta al carbone,
mentre gli impianti a fissione nucleare forniscono poco più del 2%.
La previsione per il futuro è che la produzione triplicherà entro il 2020, basandosi sempre come fonte principale sul carbone.
Considerato che il PIL indiano nel 2010 è cresciuto del 9% e che le previsioni per gli anni futuri confermano questo dato, è lecito attendersi che con lo stesso ritmo cresceranno i consumi individuali e tra questi ai primi posti l’acquisto di autovetture (le Tata docet).

Ma le macchine non vanno a carbone.
Ecco dunque che sul mercato petrolifero si affaccia un altro grande consumatore.

Conclusione l’India e la Cina, per la produzione di energia elettrica, conserveranno la dipendenza dal carbone e francamente in campo elettrico in dieci anni non si fanno miracoli, considerato i rispettivi trend di crescita, assorbiranno gran parte delle risorse mondiali del  carbone stesso. Parallelamente la crescita dei consumi per autotrazione e quindi dei consumi di petrolio, visto che entrambi i paesi hanno modeste risorse interne, determinerà una ulteriore crescita della domanda; osservato che la popolazione cinese è pari a 1.400.000.000 persone e quella indiana 1.200.000.000, e che insieme costituiscono oltre il 40% della popolazione mondiale, è intuibile quale potrà essere l’impatto sul prezzo del petrolio.