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IL CASO ITALIA

 

Il caso Italia

Per la insufficienza di materie prime energetiche L’Italia ha una storica dipendenza dall’estero,  importiamo infatti gas, petrolio, carbone ed energia elettrica soprattutto dalla Francia.
Nel 2011 il costo di queste importazioni si attesta intorno a 100 miliardi €, una cifra impressionante che ci fa capire quanto pesi sulla nostra economia. È opportuno ricordare che non tutti i costi sono uguali, diversi sono i costi interni da quelli esterni; ai costi interni corrispondono ricavi interni e la partita si chiude in pareggio, i costi esterni sono invece una pura passività.

Come abbiamo ricordato in premessa i consumi energetici sono costituiti da energia elettrica e altro, dove l’altro è in misura preponderante dovuto alla trazione: autovetture, mezzi pesanti, motocicli. La trazione consuma benzina, gasolio, gas e al momento non è realisticamente ipotizzabile che su scala mondiale sia sostituita da altre fonti. In qualche paese come il Brasile viene utilizzato anche il bioetanolo, peraltro questa forma di agro energia richiede di sottrarre terreno per le culture alimentari, quindi non è ipotizzabile che si diffonda su scala planetaria.  
L’auto tutta elettrica sarà praticabile il giorno in cui verrà risolto il problema dell’accumulo di energia elettrica, oggi le batterie costano tanto, pesano tanto, inquinano tanto e durano poco.
Inoltre la migliore auto tutta elettrica ha una autonomia di circa 150 km dopo di che occorre ricaricare le batterie, tutto ciò volendo ignorare i costi.

Quindi al momento la strada che viene seguita, ad esempio dalla Toyota, è quella degli ibridi, che accoppiano un motore elettrico con uno tradizionale, il risultato è un deciso miglioramento del rendimento e quindi una riduzione dei consumi. Se oggi l’ibrido è costoso tuttavia è lecito pensare che in un futuro non lontano sarà competitivo.
L’auto a idrogeno, che ha avuto un suo momento di gloria agli esordi del 2000, non è sostenibile per ragioni di bilancio energetico, infatti in natura esistono modestissime quantità di molecole di idrogeno, esistono invece atomi di idrogeno che insieme ad atomi di altri elementi formano molecole, ad esempio di acqua o di metano, da queste molecole deve essere estratto l’idrogeno e l’operazione richiede un alto consumo energetico, che rende antieconomica la trazione a idrogeno.

In conclusione realisticamente, a parità di percorrenza, nei prossimi 10 anni possiamo aspettarci una riduzione dei consumi intorno al 10%, ma poiché, come vedremo, il prezzo degli idrocarburi è destinato a crescere ben più del 10% il nostro passivo di bilancio è  anch’esso destinato a crescere. 

Venendo ai consumi di energia elettrica in Italia riportati in GWh (miliardi di watt per ora) questo è lo scenario 2010:
consumo interno lordo = 342.933
da idrocarburi = 221.808 - 64,7%

da fonti rinnovabili = 76.964 – 22,4%
di cui idrica = 51.117 – 14,9%
geotermica = 5.376 – 1,6%
eolica = 9.126 – 2,7%
fotovoltaica = 1.906 - 0,6%
bioenergie = 9.440 – 2,8%

saldo estero = 44.160 – 12,9

Peraltro il costo per agevolare le rinnovabili, che viene contabilizzato nella bolletta elettrica a carico di famiglie e imprese, nel 2011 assommerà a 5 miliardi €, di cui 3 destinati alle agevolazioni per il fotovoltaico, a fronte di un incremento della produzione (da fotovoltaico), pari allo 0,4% del consumo totale.  

Tali essendo i dati da più parti si afferma che sarebbe assai più ragionevole investire maggiormente nella ricerca.