scenari energetici
la fusione stellare
ignitor
::: sei in IGNITOR > Scenari Energetici > Le odierne fonti di produzione di energia elettrica

LE ODIERNE FONTI DI PRODUZIONE DI ENERGIA ELETTRICA

 

La produzione di energia elettrica deriva da fonti rinnovabili e da fonti non rinnovabili.
Le principali produzioni da fonti rinnovabili sono rappresentate da:
idroelettrico, geotermoelettrico, eolico, fotovoltaico e agroenergia. 
Tra queste di gran lunga la più rilevante e la produzione idroelettrica, mentre la geotermia e l’agroenergia sono localizzate in aree limitate e la produzione di energia da fonte eolica su scala mondiale  è meno dell’1% del totale e decisamente più limitato è il contributo del fotovoltaico.
Le fonti non rinnovabili alimentano gli impianti termoelettrici, distinti tra quelli che impiegano come fonte primaria gli idrocarburi: gas, olio combustibile (prodotto di raffinazione del petrolio), carbone e gli impianti a fissione nucleare.
Attualmente su scala mondiale le centrali termoelettriche forniscono oltre l’80% dell’energia elettrica.

Tuttavia gli idrocarburi non sono inesauribili e già oggi la trivellazione delle profondità marine, con i connessi rischi ambientali, lascia intendere quale sia la criticità della situazione e in ogni caso i costi di estrazione stanno aumentando in modo vertiginoso.
Nella previsione che le riserve di idrocarburi si vadano sempre più ad assottigliare sono tornate di moda le scisti o sabbie bituminose, ma anche in questo caso i rischi ambientali e i costi sono altissimi.
Per quanto concerne gli impianti a fissione nucleare, considerando le cose su scala mondiale, le riserve di uranio sarebbero in grado di assicurare una produzione di energia elettrica pari ad almeno il 30% del totale prevedibile per i prossimi 50 anni, ma, a prescindere dalla gestione della sicurezza, drammaticamente evidenziata a Fukushima, nonostante si studino impianti di terza e quarta generazione, le questioni relative al volume delle scorie radioattive e al loro tempo di decadimento (il tempo necessario perché le scorie non siano più radioattive), non sembra che abbiano trovato una soluzione definitivamente accettabile nel lungo periodo.
Inoltre gli impianti a fissione nucleare soffrono di gigantismo il che comporta aree e impianti di servizio abnormi, con conseguenti problemi di impatto ambientale e gestionali tutt’altro che banali, che inoltre possono aggravare la gestione della sicurezza.

La domanda di fondo è quindi la seguente: possono le rinnovabili supplire al graduale esaurimento degli idrocarburi?
Dall’idroelettrico e dal geotermoelettrico ormai ci possiamo aspettare ben pochi incrementi.
L’agroenergia richiede coltivazioni che occupano enormi spazi a danno delle coltivazioni agricole ad uso alimentare.
L’eolico e il fotovoltaico si rifanno a tecniche e principi antiquati dai quali derivano le tante ragioni che ne limitano la diffusione: costi, intermittenza, collegamento alla rete elettrica, impraticabilità di accumulo energetico e per quanto riguarda specificamente il fotovoltaico la modesta  quantità di energia prodotta per metro quadro occupato, in altri termini per produrre da fotovoltaico quantità di energia significative si dovrebbero coprire migliaia e migliaia di chilometri quadrati di superficie terrestre.

In questo scenario, su scala mondiale, gli impianti a fissione nucleare potrebbero rappresentare la soluzione tampone in grado di farci guadagnare il tempo necessario per studiare e sperimentare impianti per la produzione di energia elettrica totalmente nuovi.
La questione è dubbia, perché pochi credono alle soluzioni tampone, mentre molti temono che una volta guadagnato qualche decennio, la ricerca e la sperimentazione verrebbero rinviate sine die.

Una sola cosa è certa i consumi aumenteranno e i costi aumenteranno.

Ma c’e una speranza si chiama IGNITOR.